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Medjugorje, martedì 5 agosto 1997 - FESTIVAL DEI GIOVANI






Testimonianza di Alberto Bonifacio

(su richiesta di Padre SLAVKO BARBARIC’')


NELLA MISURA CHE L'AVETE FATTO AL PIU'’ PICCOLO DEI MIEI FRATELLI, L'AVETE FATTO A ME (cfr Matteo 25,40)


Carissimi giovani!

Il tema di oggi è: "FATE TUTTO CIO' CHE LUI VI DIRA' (Giov. 2,5)

Cosi ha detto MARIA ai servi durante la festa di nozze a Cana.

Sono le ultime parole di MARIA registrate dai Vangeli, quasi un testamento.

Ma prima di questa frase, MARIA che è attenta ai bisogni dei poveri, ha detto a Gesù: "Non hanno più vino".

La stessa cosa ha ripetuto MARIA a tanti altri suoi figli che già da molti anni venivano qui e cercavano di vivere i suoi messaggi.

Ella soffriva nel vedere questi popoli della Bosnia - Erzegovina, della Croazia e della Serbia martoriati dalla guerra.

Ella aveva cercato di fermare questa guerra, iniziata il 26.6.1991: proprio 10 anni prima che scoppiasse e cioè il 26.6.1981, terzo giorno delle apparizioni, MARIA proclamò qui piangendo il suo primo grande messaggio:

"Pace! Pace! Pace! Riconciliatevi! Ci sia pace tra voi e Dio! Ci sia pace nei vostri cuori e nelle vostre famiglie! Ci sia pace in tutto il mondo!"

MARIA non fu ascoltata e la terribile guerra scoppiò, con tanta distruzione e morte, con tante divisioni, odio e povertà.

E allora MARIA si rivolse ai figli che venivano qui, a noi: "Non hanno più pane!

Non hanno più medicine! Non hanno più casa! Soprattutto non hanno più amore!”

Potevamo non ascoltare il grido della MADRE?

Anche Gesù a Cana pareva non volesse ascoltarla, ma a una MAMMA non si può dire di no.

E così siamo ritornati subito qui, non più con pullman e aerei di pellegrini, ma con convogli di camion e di furgoni pieni di aiuti.

Uno, due e anche più convogli ogni mese da quasi 6 anni! Centinaia di convogli!

E continuiamo ancora, perché i bisogni non sono diminuiti.

Lo ha detto anche il Papa nell'Angelus del 20 aprile scorso, subito dopo la sua indimenticabile visita a Sarajevo:

"Ora bisogna continuare ad aiutare - ha detto il Papa ‑ le persone colpite nel corso del tragico conflitto che tuttora continuano a sentirne le conseguenze".

 

Per oltre un anno dall'inizio della guerra gli aiuti furono portati quasi solamente dagli Amici di Medjugorje.

Siamo venuti in piena guerra con tanti pericoli, in mezzo alle bombe e agli spari dei cecchini (snipers) tre nostri amici hanno offerto la loro vita: FABIO, SERGIO e GUIDO, mentre portavano gli aiuti.

Continuiamo oggi nonostante le tante difficoltà alle dogane.

 

Ma torniamo al tema di oggi.

Riascoltiamo le ultime parole di MARIA registrate dai Vangeli: "Fate tutto ciò che Lui (Gesù) vi dirà."

E cosa ci dice Gesù?

Guardando queste popolazioni bisognose di tutto, sente compassione per loro, come per le folle che lo seguivano sulle sponde del lago di Galilea; e ripete a noi ciò che disse allora ai suoi discepoli: "Date loro voi stessi da mangiare"! (Matteo 14,16)

Gesù vuole la nostra collaborazione, vuole che diamo un po’ della nostra vita, del nostro tempo, dei nostri soldi.

Quel giorno collaborò con Gesù un giovane, un ragazzo come voi, che donò a Gesù tutto quello che aveva: cinque pani e due pesci (Giov. 6,9).

Bastò quel gesto generoso per sfamare tante migliaia di persone.

E' il miracolo della moltiplicazione dei pani, cioè dei viveri, delle offerte, di tanti altri aiuti, è il miracolo che noi vediamo rinnovarsi continuamente: cerchiamo, raccogliamo e riusciamo a riempire i camion, grazie alla collaborazione di tante persone generose come quel ragazzo.

 

Continuiamo il Vangelo che stiamo leggendo in queste domeniche restiamo su quel lago, a Cafarnao, dove il giorno dopo la moltiplicazione dei pani cercano Gesù per farlo re.

Ma Gesù spiega: quello del pane moltiplicato era solo un segno: "Io sono il Pane della vita! Chi mangia di questo Pane vivrà in eterno. il Pane che Io darò è la mia carne per la vita del mondo."(cfr. Giov. 6,51)

Cosi è per noi: i viveri e le medicine che portiamo devono essere un segno dell'amore che ci spinge; e il nostro amore deve essere un riflesso dell'Amore che il Padre ha per tutti i suoi figli.

Tutti! Poco importa se sono cattolici, ortodossi, musulmani o atei. Tutti sono stati creati a immagine di Dio! Tutti sono figli di Dio e quindi fratelli nostri!

 

Appena finita la guerra tra croati e musulmani, grazie a Padre Leonard Oreè, già parroco di Medjugorje, siamo stati i primi a portare aiuti ai fratelli musulmani.

E anche adesso portiamo tanti aiuti ai musulmani, perché secondo me sono quelli che hanno più bisogno; come le tante migliaia di vedove e di orfani ammassati in molti centri profughi intorno a Graèanica, nel nord della Bosnia, sopra Tuzla; e in tante altre parti. Hanno bisogno di tutto, ma soprattutto hanno bisogno di un po' di amore e di speranza.

Un giorno, a Mostar Est, dopo oltre un anno che distribuivamo aiuti a varie centinaia di famiglie miserabili, una signora serba, moglie di un ingegnere musulmano, ci ha detto:

"La nostra gente comincia a capire che i cattolici non sono solo quelli che li hanno massacrati per 10 mesi".

Ho tanto pianto di gioia, perché essi cominciavano a capire che noi siamo spinti da un Amore più grande di noi: l'amore di Dio!

Alcune volte abbiamo portato aiuti ai profughi e ai poveri serbi di Bosnia, oltre Pale; e un giorno, a Sokolac, abbiamo parlato a lungo con un Pope, anzi egli è il decano dei Pope ortodossi; con lui abbiamo pregato nella sua bella chiesa, una delle poche che non sono state distrutte, davanti ad una bellissima icona della Madonna.

Egli ci disse che, prima della guerra, anche loro venivano qualche volta a Medjugorje per venerare Maria.

E ricordo che anche gruppi di musulmani venivano una volta qui per onorare MIRIAM, la Madre del grande profeta Isha - Gesù.

 

Carissimi giovani, desidero ripetere qui davanti a voi un grande auspicio e un grande sogno: che Medjugorje diventi un grande centro ecumenico nello spirito di San Francesco; un grande centro del perdono, della riconciliazione e della pace, promuovendo incontri ecumenici di varie confessioni cristiane e di varie religioni.

Che Medjugorje diventi un grande centro della Carità verso tutti i poveri causati da questa guerra in Bosnia: nelle tre diocesi cattoliche ma anche verso gli ortodossi e verso i musulmani, utilizzando parte delle risorse economiche portate dai tanti pellegrini.

 

Se a Mostar, a Sarajevo e altrove vediamo che i musulmani e gli ortodossi aiutano solo i loro, questo è normale.

Ma se così facessero anche i cattolici, questo sarebbe uno scandalo!

Perché noi cattolici abbiamo una vocazione speciale: la vocazione alla cattolicità, cioè alla universalità!

Certo dobbiamo essere ben fermi e ancorati nella nostra fede, senza compromessi, senza cedimenti e senza confusioni, ma con il cuore aperto a tutti, sapendo vedere Gesù povero e perseguitato in tutti i poveri e in tutti i perseguitati, indipendentemente dalla loro etnia o religione.

E' Gesù stesso che lo dice: "Ogni volta che avete fatto un po' di bene a questi più bisognosi l'avete fatto a me". (cfr. Mt. 25,40)

 

Carissimi giovani,

molti gruppi che avevano cominciato a portare aiuti si sono fermati; la virtù della perseveranza è una virtù difficile.

Se vogliamo rispondere all'appello del Papa che chiede di continuare una fattiva solidarietà a queste popolazioni, occorrono forze nuove, le vostre forze; occorre la vostra generosità, come quella del ragazzo del Vangelo, che ha dato a Gesù tutto quello che aveva.

Ho detto che la perseveranza è una virtù difficile ma non è impossibile; noi cattolici abbiamo un'arma segreta, una forza invincibile: è l'Eucarestia.

Vivere l'Eucarestia vuol dire parteciparvi in prima persona, vuol dire cercare di fare nostre le parole di Gesù: "Prendete! Questo è il mio corpo offerto per voi!

Prendete! Questo è il mio sangue versato per voi e per tutti!"

Carissimi giovani, tentiamo anche noi di dire con Gesù:  "Prendete fratelli e sorelle: ecco il mio corpo offerto per voi.

Per voi sofferenti, per voi senza più casa,

per voi affamati, umiliati, profughi,

per voi feriti, mutilati, violentati,

per voi che piangete i vostri morti,

per voi che non riuscite a perdonare

e invece dovrete perdonare altrimenti non ci sarà pace.

Ecco, mi metto a vostra disposizione, vengo a servirvi!

 

E abbiamo anche un'altra grande forza e un grande alleato: è MARIA, Regina della pace!

Sarebbe troppo lungo citare tutti i messaggi con i quali Ella ci invita alla Carità.

Ne ricordo solo due recenti, di quest'anno: il 18 marzo ha detto a Mirjana: "... solo colui che nel prossimo vede e ama mio Figlio avrà la vera pace".

E nel messaggio del 25 febbraio scorso ci ha detto: “ ... apritevi a Dio creatore e diventate attivi. ... vi invito a vedere chi ha bisogno del vostro aiuto spirituale o materiale ... ... …sarete le mani tese di Dio che l'umanità cerca ... ... siete chiamati a diventare gioiosi portatori della Parola e dell'amore di Dio…”.

Mettiamoci, carissimi, alla scuola di MARIA, nostra Madre e Maestra.

E infine una nota più personale.

In questo mio impegno di solidarietà, a volte anche rischioso, sono stato aiutato dalla vocazione particolare alla quale mi ha chiamato il Signore quand'ero giovane come voi.

Faccio parte di un Istituto Secolare e cioè mi sono consacrato totalmente a Dio, seguendo Gesù anche nei consigli evangelici, con i voti di povertà, castità e obbedienza, ma conservando lo stato e la condizione dei laici; impegnati in quelle attività tipiche e proprie dei laici: le varie professioni, l'economia, la politica, il volontariato, ecc.

Nel mondo, col mondo e per il mondo, per trasformarlo dal suo interno, e totalmente consacrati a Dio per evitare di diventare "del" mondo.

In quasi tutti i Paesi ci sono gli Istituti Secolari, soprattutto femminili, ma anche maschili; ed è bene che conosciate anche questo tipo di vocazione, perché può darsi che lo Spirito Santo chiami su questa strada anche qualcuno di voi.

 

Carissimi giovani,

qualunque sia la vocazione che sceglierete, non potrà mancare la vocazione alla carità, altrimenti non sareste né cristiani, né tanto meno cattolici.

Vi auguro di fare della vostra vita un dono per gli altri; solo così potrete trovare la pace e la gioia, perché nella carità trovate Gesù.

Egli ci ha già detto che saremo giudicati sulla carità: capitolo 25 di S. Matteo.

Ho incontrato tre volte Madre Teresa di Calcutta.

In tutte le sue catechesi alzava la sua mano con le dita aperte e diceva: “Ricordatevi! Cinque parole: LO AVETE FATTO A ME!”

Vi auguro che al termine della vostra vita, al termine della vita di tutti noi, Gesù possa dire a ciascuno: "Avevo fame, ero povero, ammalato, mutilato, ero profugo, senza casa, senza medicine, ero senza amore e senza speranza e tu sei venuto da me, tu mi hai aiutato.

Perché tutto quello che hai fatto al più piccolo dei miei fratelli, tu l'hai fatto a Me.

Vieni benedetto nella casa del Padre mio".

Amen.

 

Alberto Bonifacio

 

A.R.PA. Associazione Regina della Pace

Incaricato Settore Aiuti Umanitari:

Alberto Bonifacio Via S. Alessandro, 26 - 22050 Pescate (Lc) - Tel. e fax: 0341 - 368487

e-mail:  arpa.medjugorje@libero.it - www.associazionereginadellapace.org 

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alberto_bonifacioMedjugorje, mercoledì 2 agosto 2006 – FESTIVAL DEI GIOVANI

 







Testimonianza di Alberto Bonifacio

(su richiesta di Padre LJUBO KURTOVIC'’)

 


IL BEATO IVAN MERZ,

MODELLO PER I GIOVANI DEL NOSTRO TEMPO

 

Carissimi giovani, nove anni fa, nel 1997, padre Slavko mi chiese di dare qui testimonianza ai giovani sull’impegno di carità ai poveri e ai profughi nei Paesi dell’ex Jugoslavia, che ho iniziato con tanti bravissimi amici ed amiche volontari di tutta Italia quando cominciò la guerra in queste terre, dove già venivo dal 1983 per Medjugorje. Dopo quindici anni continuiamo ancora e ogni mese, anche in questi giorni, veniamo con tanti furgoni e piccoli camion per sollevare dalla fame, dalla miseria e dall’abbandono migliaia di fratelli e sorelle di ogni età e di ogni etnia e religione. Pensate che oggi, dopo undici anni dalla fine della guerra, solo in Bosnia ci sono ancora 800000 profughi relegati in baracche o centri di raccolta. Ma i poveri sono molti di più perché manca ovunque il lavoro e non c’è assistenza sanitaria gratuita.

Chi viene a Medjugorje non si accorge, perché questa è l’unica isola di estremo benessere, ma già a pochi chilometri da qui ci sono migliaia di profughi e di poveri.
Raggiungendo tante città e villaggi con gli aiuti, siamo andati anche nella città di Banja Luka, abbiamo incontrato il Vescovo Monsignor Franjo Komarica e, con il suo segretario, abbiamo visitato la città dove nel 1993 vennero distrutte le sedici moschee e nel maggio 1995 vennero distrutte tutte le chiese cattoliche, ad eccezione della cattedrale. Visitammo tutte quelle macerie e pregammo in particolare nella canonica della parrocchia di Santa Teresa di Gesù Bambino, perché tra quelle ceneri e detriti si trovavano ancora i poveri resti mortali del parroco don Filip Lukenda (uno dei sei sacerdoti uccisi) e di Suor Cecilia Grgic’. Erano passati diversi mesi dal massacro, dalle distruzioni e dagli incendi, ma tutto era rimasto intatto. Una città difficile, dove anche i cattolici sono stati cacciati via e ancora non tornano per paura o per mancanza di casa e lavoro. Una diocesi che era fiorente ed ora più che decimata.

Eppure a Banja Luka è nato un cattolico famoso, l’unico dichiarato “Beato” dalla Chiesa in tutta la Bosnia e l’unico Beato laico del popolo croato: IVAN MERZ.

Il 22.6.2003 il grande Papa Giovanni Paolo II andò in questa città difficile per beatificare questo giovane, indicandolo come esempio e modello anche per i giovani del nostro tempo, quindi anche per voi, carissimi giovani. Ma chi era Ivan Merz?

Forse ancora pochi lo conoscono, eppure l’anno scorso i Vescovi di tutto il mondo riuniti nel Sinodo per riflettere sull’Eucaristia hanno annoverato il Beato Ivan Merz tra i diciotto più grandi Santi della Chiesa come esempio della devozione eucaristica, assieme a Sant’Agostino, San Benedetto, San Francesco d’Assisi, San Tommaso d’Aquino, Santa Caterina da Siena e altri. Anche questo fatto provoca il nostro interesse ma anche l’obbligo di scoprirlo, di conoscerlo.

Ivan Merz nasce a Banja Luka il 16.12.1896 da famiglia agiata, formalmente cattolica, ma non praticante. E’ figlio unico. Frequenta con profitto le scuole elementari e il ginnasio. Non ha ancora diciotto anni e lo troviamo in Austria all’Accademia Militare. Vedendo l’immoralità dilagante, lascia scritto nel diario che scopre sempre più il valore della religione cristiana e, per reazione, viene attratto dalla virtù della castità. 1915: l’Eucaristia diventa per lui fondamentale e si fa più frequente la preghiera a Dio e alla Vergine Maria. L’8.12.1915, a diciannove anni, fa voto di mantenersi casto fino al matrimonio. Negli anni 1916-1917-1918 è in guerra: gli è familiare e sereno il pensiero della morte, si fortifica nella fede e fa un programma di vita pieno di privazioni, sacrifici, digiuni e intensa preghiera.

Finita la guerra, riprende gli studi a Vienna, partecipa agli Esercizi Spirituali, si appassiona per la Liturgia. Autunno 1920: ha quasi ventiquattro anni. Ottiene una borsa di studio per studiare letteratura francese alla Sorbona di Parigi. Qui si fissa un programma di vita molto austero con privazioni, digiuni, affinamento del carattere, maggior preghiera, sacramenti: ogni giorno Santa Messa e Comunione. Fa un pellegrinaggio a Lourdes, che segnerà una svolta ulteriore nella sua vita di fede e un amore tenerissimo verso la Madonna. Già pregava ogni giorno il Rosario, ma dopo quel pellegrinaggio scrive: “Il Rosario è diventato il mio più caro e migliore conforto”. E raccomandava a tutti di pregare il Rosario. Prega intensamente per la conversione dei genitori, ma solo dopo la sua morte essi si convertiranno pienamente a Dio e alla Chiesa, divenendo ferventi cattolici.

Due anni dopo, autunno 1922, ritorna a Zagabria, dove anche i genitori si sono trasferiti. Ha quasi ventisei anni. Si laurea in letteratura francese e insegna francese e tedesco nel ginnasio arcivescovile. Tutta la sua vita è assorbita nell’impegno apostolico tra le file dei movimenti giovanili cattolici, alimentato da una vita di preghiera continua. Accosta e aiuta tanti poveri e barboni, ospitandoli spesso a casa sua. I giovani venivano attratti dalla luce soprannaturale che si irradiava dalla sua anima. Il suo modo di pregare era libero e spontaneo, semplice e profondo insieme, così da suscitare ammirazione e imitazione, Era appassionato alla Liturgia, alla quale cercò di appassionare i giovani dei movimenti cattolici. Il suo amore per l’Eucaristia diventò sempre più ardente. Ha scritto libretti, articoli, ha fatto tanti incontri e conferenze per esortare tutti alla Comunione frequente e a fare dell’Eucaristia il fulcro attorno al quale far ruotare tutta la propria vita spirituale.

Novembre 1923: un altro importante corso di Esercizi Spirituali. Nonostante la sua grandissima considerazione per il matrimonio cristiano, decide di rinunciare a formarsi una famiglia, di restare nel mondo lavorando con tutte le sue forze per il Regno di Cristo e pensa ad una “confraternita” di laici cattolici con un forte programma di vita spirituale. L’8 dicembre fa voto di castità perpetua. Aveva ventisette anni. Non fu facile neanche per Ivan Merz vivere la purezza e diventare modello di purezza. Nelle pagine del suo diario parla della lotta che dovette affrontare per raggiungere la perfetta castità. Nella preghiera, nella confessione frequente, nella Comunione quotidiana e nel ricorso alla Madonna, trovava l’aiuto per vincere le tentazioni. Rinunciando a formarsi una famiglia, donava il suo cuore a Dio, mettendolo perciò a disposizione del prossimo. Egli donò amore a tantissime persone e poté compiere innumerevoli opere di misericordia corporali e spirituali, proprio perché il suo cuore, donato a Dio, era pienamente e totalmente disponibile per i fratelli.

Per l’Anno Santo 1925 partecipò con tanti giovani al pellegrinaggio a Roma intensificando il suo amore appassionato per la Chiesa e per il Papa. In ogni sua parola, detta o scritta, faceva trasparire questo suo amore.

Intanto portava avanti la sua grande intuizione di una comunità di laici, che restano nel mondo, impegnati nelle più diverse professioni, disposti a spendersi per Cristo, la sua Chiesa e la società, vivendo le virtù evangeliche di povertà, castità e obbedienza. Consacrati a Dio come i religiosi, ma rimanendo nel mondo per riordinare e riportare a Dio tutte le attività proprie dei laici: il lavoro, la cultura, la politica, l’impegno sociale, assistenziale, di volontariato, ecc.. Anticipava così alcune linee del Concilio Vaticano II (vedi ad esempio la costituzione sulla Chiesa “Lumen Gentium”, n° 31). Ivan Merz ha entusiasmato a questa idea i suoi collaboratori e collaboratrici e molti giovani erano pronti a dare la propria adesione. Ma la morte quasi improvvisa di Ivan impedì la realizzazione del progetto.

Dal 1927 iniziò per lui quel calvario di malattie che l’anno dopo l’avrebbe stroncato. All’inizio del 1928 gli venne diagnosticata un’infiammazione acuta all’alveolo mascellare. Dalle pagine del suo diario traspare la sua grande serenità nell’accettazione del dolore e, più tardi, nell’attesa della morte. La malattia peggiorava sempre più e i medici consigliarono un’operazione. Si ricoverò il 5.4.1928 per essere operato l’indomani. Ma prima fece visita al suo direttore spirituale, riordinò la sua biblioteca e la sua corrispondenza per lasciare tutto in ordine; la sera prima scrisse la frase da mettere sulla sua tomba, in forma di testamento: “Morto nella pace della fede cattolica. La mia vita fu Cristo e la morte un guadagno. Aspetto la misericordia del Signore […] L’anima mia raggiungerà il fine per il quale fu creata: in Cristo Dio”.

Ivan andò sempre più peggiorando. Offerse la sua vita per i suoi giovani e per tutta la gioventù. Perse la parola, l’uso degli arti, tormentato da forti spasimi. Si spense la mattina del 10.05.1928 fissando lo sguardo in un punto lontano: era tranquillo, fiducioso, sicuro. Aveva trentuno anni e cinque mesi.

Ho detto prima che la morte di Ivan Merz impedì la realizzazione del suo progetto di fondare una comunità di laici consacrati nel mondo. Ma la sua idea non andò smarrita. Un gruppo di ragazze, che collaborarono con Ivan, guidate da Marica Stankovic’, a dieci anni dalla sua morte fondarono a Zagabria il primo Istituto Secolare in Croazia, denominato “Collaboratrici di Cristo Re”, ispirato appunto al progetto di Ivan Merz. E un anno dopo, nel 1939, in Italia, a Milano, nasceva un altro Istituto Secolare col nome “Soldati di Cristo Re” ad opera del prof. Giuseppe Lazzati, grande figura del laicato cattolico italiano. Anch’io tanti anni fa entrai in questo Istituto e ricevetti dal prof. Lazzati una cara immagine di Ivan Merz, con biografia, pensieri e preghiera di intercessione: eccola! Da diversi decenni la porto sempre con me come una reliquia.

Giovani! Tre anni fa, il 22.06.2003, il grande Papa Giovanni Paolo II, già molto malato e quasi infermo andò coraggiosamente a Banja Luka, questa città difficile della Bosnia, per beatificare Ivan Merz. Nell’introduzione alla Santa Messa il Papa disse: “La luce di Cristo brilla in un figlio di questa diocesi di Banja Luka, Ivan Merz […] In lui voglio proporvi un testimone di Cristo e un protettore, ma anche un compagno di cammino nella vostra storia, nella ricostruzione di quanto è stato distrutto dalla violenza, nella promozione di un vero rinnovamento sociale nella giustizia e nella pace. Egli sarà fin d’oggi un modello per i giovani, un esempio per i laici.

E poi nell’omelia il Santo Padre disse questa frase importantissima: “Il nome di Ivan Merz ha significato un programma di vita e di azione per tutta una generazione di giovani cattolici. Deve continuare ad esserlo anche oggi!”.

- Giovani, volete accogliere l’invito dell’amato Papa Giovanni Paolo II e prendere Ivan Merz come modello per la vostra vita? Sì o no?

- Volete mettere al centro della vostra vita Gesù presente nell’Eucaristia e nella Sacra Liturgia, come ha fatto Ivan Merz?

- Giovani, amate la Chiesa e il Santo Padre il Papa come il Beato Ivan Merz?

- Volete scegliere per la vostra vita il motto di Ivan Merz: SACRIFICIO, EUCARISTIA E APOSTOLATO?

- Se il Signore vi chiama ad una speciale consacrazione a Lui come sacerdoti o come religiosi e religiose o come laici e laiche consacrati nel mondo come Ivan Merz, siete pronti a dire il vostro “Sì”?

Se volete conoscere più profondamente Ivan Merz, andate a visitare il sito internet che porta il suo nome e leggete qualche libro che parla di lui. Vi assicuro che ne rimarrete affascinati.

Papa Benedetto XVI nello scorso febbraio, ricevendo i Vescovi croati, chiese al Vescovo di Banja Luka se era fervente il culto verso Ivan Merz, pronunciando parole di grande elogio e stima per il Beato. Aggiunse che aveva letto tutto il grosso volume preparato per la beatificazione e che anche lui lo prega.

Davvero grande il nostro Ivan! Lui che parlava dieci lingue e che era vicino al mondo slavo, a quello germanico e a quello latino, è davvero un Santo che rappresenta tutta l’Europa.

Giovani: scopritelo! Pregatelo! Ma soprattutto: imitatelo!

 


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